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L’oro di Ungheria

Di Walter Dentico

Sabato 30 Marzo 2019 si è svolto a Bari presso il Comando AM 3 Regione Aerea il seminario ‘Tokaji : bellezze enoiche, con relatore Mariano Francesconi presidente dell’Ais Trentino.

Incastonata nel nord est dell’Ungheria la TOKAJ-HEGYALJA, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2002, è uno dei territori più complessi dal punto di vista geologico: terreni vulcanici, terre rosse con arenaria, lòss , terreni scistosi conferiscono ai vini una spiccata   mineralità.
Il clima è continentale, i fiumi Tibisco e Bodrog sono fondamentali nell’apportare la giusta ‘umidità congiuntamente alle frequenti piogge. Le nebbie e le forti escursioni termiche completano il quadro pedoclimatico di questa regione unica nel suo genere, che annovera vitigni e cantine centenarie con i loro cunicoli sotteranei ricoperti dal fungo Cladosporium (fondamentale regolatore di umidità)Questa magica combinazione di fattori e la grande capacità drenante del terreno, permette lo sviluppo della ‘muffa nobile’, che attacca il protagonista indiscusso della zona: il FURMINT. Vitigno di grande personalità, il Furmint è dotato di una acidità marcata, indispensabile elemento equilibratore.
Il Tokaji ha origini antichissime, basti pensare che i primi reperti sulle viti risalgono a milioni di anni fa, mentre le prime scritte sul vitigno già al ‘400.

Quella del Tokaji è stata anche la prima denominazione della storia, è infatti alla fine del ‘500 che 13 villaggi si accordano per produrre vino con un unico nome: il Tokaji per l’appunto.

Il successo di questo nettare continua ad accrescere con i principi di Transilvania, la dinastia Ràkòczi. La sconfitta nel primo conflitto mondiale con la conseguente perdita di molti territori vinicoli, ma soprattutto l’isolamento durante il regime comunista hanno un pò tappato le ali a questo vino che non ha nulla da invidiare ai ben più rinomati Sauternes francesi.
La degustazione è partita dalla versione secca per terminare col più dolce 6 puttonyos

DEGUSTAZIONE TOKAJI UNGHERESE

TOKAJI FURMINT MANDOLÀS 2017 – OREMUS -TOLCSVA

Il primo vino in degustazione è dell’azienda Tolcsva importante realtà di proprietà della più rinomata Vega Sicilia. Come si può intendere, la ricerca della qualità è massima. Le uve provengono dal vigneto Oremus il più a nord della regione e parte del vino fermenta e matura in legno.  Alla vista si presenta luminoso di color giallo paglierino tenue con marcati riflessi verdolini. Al naso richiama la pera, erbe aromatiche, sentori speziati di vaniglia ed una affascinante nota minerale legata al terreno vulcanico dal quale proviene. In bocca l’acidità è preponderante, sapido e di grande carattere.
-TOKAJI SZÀRAZ SZAMORODNI 2011- PUKLUS PINCÈSZET – BODROGKERESZTÙR

Siamo davanti ad una vendemmia tardiva. SI parte da grappoli in parte botritizzati. A seconda del livello di zucchero si ottengono l’èdes szamorodni (versione dolce con un livello di zucchero >10%) o lo szàras szamorodni (< 10 %). Nel bicchiere si presenta di color oro con una leggera micro velatura. Al naso è potente, si susseguono frutta secca, paglia, mela matura, sentori che richiamano la pasticceria, erba essiccata e sentori di sottobosco. In bocca l’attacco è avvolgente, lascia poi spazio ad una acidità incredibile. Vino di grande equilibrio e con un sorso interminabile, dopo svariati minuti sembra ancora di averlo in bocca.

-TOKAJI FORDITAS 2011- ERZSÈBET PINCE – TOKAJ

Quello del Forditàs è una tecnica comparabile a quella del Ripasso, sulla pasta ASZù ( pasta di uva appassita attaccata dalla Botrytis cinerea) viene aggiunto altro vino. Il residuo zuccherino è intorno ai 100 g/l. Nel bicchiere si presenta di color oro brillante. Al naso emergono aromi intensi di frutta disidratata che ricordano l’albicocca, la buccia d’arancia e la mela cotogna, si fanno poi spazio le note di miele e di fiori secchi. L’intensità già marcata all’olfatto è ancora più accentuata in bocca, ritornano gli aromi avvertiti durante l’esame olfattivo. Il sorso è bilanciato grazie ad una importante acidità.

– TOKAJI AZSÙ 5 PUTTONYOS 2006 – OREMUS – TOLCSVA

Il vino è un millesimato 2006 e siamo davanti ad un 5 puttonyos con un residuo zuccherino che comincia ad essere davvero importante (168 g/l). Alla vista si presenta color oro brillante, il calice sembra luccicare. AL naso subito si avvertono le note di frutta tropicale agrumi canditi frutta secca, miele e spezie dolci. Da sottolineare l’eleganza con la quale gli aromi si Esprimono. Una volta degustato ad impressionare è nuovamente la potente acidità: il palato continua a salivare lasciando la bocca pulita in un equilibrio quasi perfetto. Forse il calice che più ci ha impressionato.

-TOKAJI ASZÙ 6 PUTTONYOS 2010- DOBOG – TOKAJ

Quella del 2010 è stata un’annata complicata. Non tutti hanno prodotto Azsù, chi ce l’ha fatta lo deve ad acidità vibranti, il che ci lascia già presagire quello che ritroveremo sorseggiandolo. Di color oro si presenta raggiante nel bicchiere. Al naso arrivano note fruttate che ci ricordano la frutta candita, i fichi, fiori secchi ma anche bellissime note di resina e di macchia mediterranea.Come anticipato, in bocca presenta una acidità vibrante, il finale è poi avvolgente. La persistenza è davvero interminabile.

-TOKAJI ASZÙ 6 PUTTONYOS 2007 – SZEPSY PINCE –MÀD

Qui siamo davanti ad un 6 puttonyos e l’acidità per quanto importante è leggermente meno percettibile. Quella del 2007 è stata un’annata calda, il vino è ambrato ma con una incantevole luminosità. Avvicinato il calice alle narici, si viene subito pervasi da aromi di resina e miele, che lasciano poi spazio al fruttato che ci ricorda l’albicocca ed ancora la vaniglia ed i fiori appassiti. Il vino è morbido, avvolgente ma mai stucchevole. Dopo minuti e minuti si continuano a percepire chiaramente gli aromi..definirlo persistente è poco..

La degustazione è stata abbinata a dei formaggi: dai più stagionati per le versioni più secche, a quelli a crosta fiorita per i forditàs, sino ad arrivare agli erborinati per i più morbidi e imponenti azsù

Abbinamenti con il Tokaji ungherese
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